Ecosistema 2.0


Consiglio la lettura del libro "The starfish and the spider", di Ori Brafman, che ha considerato la leaderless organization sotto diversi aspetti, e direi in modo piuttosto "laico", cioe' studiando i pregi e i difetti, i meccanismi di partecipazione e anche quelli di contrasto. Tra gli esempi di leaderless organization abbiamo anche Al Qaeda, infatti.

Ho inserito nella videoteca di Ecosistema 2.0, il podcast di Marina Noordegraaf la cui qualita' della resa "video" non e' molto buona, ma la spiegazione dei punti principali e' semplice e molto efficace.

Mi piace riportare da quest'ultimo video, proprio questa citazione: "metti le persone in un sistema aperto, e immediatamente vogliono contribuire". Questo ci conferma che la partecipazione attiva e costruttiva e' ormai legata in modo imprescindibile con la delega e l'autonomia. Nel video il concetto e' accompagnato da una divertente vignetta tratta da xkcd.com. La domanda e' allora "chi stabilisce cosa e' giusto e sbagliato in una leaderless organization", cioe' in sintesi qual'e' l'obiettivo se non c'e' "un capo" che lo fissa ?. Io trovo proprio questo l'aspetto piu' interessante: l'emergere di un "senso comune del bene".

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Risposte a questa discussione

Un leader ci vuole secondo me, c'è poco da fare. E' fondamentale.

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Riporto qui la discussione che si e' sviluppata su Facebook:

A Antonella Loffredo piace questo elemento.

Giuseppe Vitale alle 14.15 del 19 maggio
Ciao Gino.
Grazie di esserti ricordato di me.
Dio benedica l'assenza di obiettivi e di capi. Viva le potenzialità e l'emergenza!
Marco Merangola
Marco Merangola alle 14.40 del 19 maggio
grazie Gino...e sai quanto mi è caro l'argomento... mi sia indicare anche l'editore?
un caro saluto

Marco



Silvia Zanotto alle 14.47 del 19 maggio
il senso comune del bene.
Sì.
: ) ciao Gino e grazie per lo spunto!



Gino Tocchetti alle 15.11 del 19 maggio
@marco

http://www.amazon.com/gp/product/1591841437/sr=8-1/qid=1142901680/r...



Mario Esposito alle 16.29 del 19 maggio
"qual'e' l'obiettivo se non c'e' "un capo" che lo fissa ?",
si ... Visualizza altroè questo il problema e, a mio avviso, dipende dal tipo di azienda o realtà lavorativa più in generale.
La mia piccola esperienza mi spinge comunque a ritenere che non ci può essere una totale assenza di una o più persone di riferimento, che possiamo definire capi, leader, esperti, ecc.
Sarei poi cauto a definire Al Queda o, in generale, una organizzazione terroristica "senza capi", sarebbe da rifletterci un pò meglio ...
Inoltre, mi piacerebbe che tu Gino e/o qualcuno dei "taggati" facesse un esempio concreto di una organizzazione senza leader e spiegasse come funziona senza disgregarsi in poco tempo.



Marco Merangola alle 16.39 del 19 maggio
grazie Gino, posso inserire il tuo post nei miei gruppi Leadership& talenti e leadershipLAB?...
grazie
Marco



Chiara Vernari alle 16.46 del 19 maggio
carissimo Gino, non ho letto il libro ma l'ho segnato come prossima lettura sotto tuo consiglio. In linea generale, a scatola chiusa (o meglio a libro chiuso), credo che la leadership come ruolo sociale all'interno di un'organizzazione, come in qualsiasi altro tipo di contesto sociale, sia un elemento costitutivo ineludibile, ma questo non ... Visualizza altrosignifica che sia antitetico ad "un senso comune del bene" stile TQ, anzi.
Quello che trovo limitante è il confinare l'idea di leadership necessariamente a quella del "capo" con una caratterizzazione weberiana legale-razionale (una persona che fissa obiettivi, come indichi), una figura accentratrice, imperatrice. La leadership, secondo me, va oltre ed è indipendente dal ruolo istituzionale: è una forma sociale fluida, costruita, legittimata e "ricaricata" socialmente anche secondo dinamiche di potere (di varia natura). Siamo così sicuri che Internet, Al Qaeda o queste presunte leaderless organizations non abbiano delle forme di leadership? Io no.



Nicola Gasperini alle 17.00 del 19 maggio
grazie Gino per il tag...
discorso davvero molto interessante di cui abbiamo già parlato in altre occasioni.
Per ora ho inserito il libro nella wish list e mi pare un buon viatico il fatto che assuma una posizione "laica".

@Mario, io sinceramente non credo che ci sia bisogno di un capo per fissare un obiettivo, sarebbe ben riduttivo sia per il capo che per il collaboratore....... Visualizza altro
Poi ci sarebbe da intendersi sulla terminologia... io tra "capo" e "leader" ci vedo una bella differenza così come penso che una organizzazione piatta e flessibile (contrapposta alla classica gerarchica e fissa) non voglia necessariamente dire che essere senza leader...




Gino Tocchetti
Gino Tocchetti alle 17.07 del 19 maggio
@mario il primo grande esempio di leaderless organization, sostenibile (10 anni di crescita inseorabile), e costruttivo (non si basa su conflitti ideologici) e' la rete internet. Ed e' anche il motivo percui sono interessato alle leaderless organizations, e mi occupo di enterprise 2.0.



Gino Tocchetti alle 17.23 del 19 maggio
@chiara io non ho in mente un (1) solo modello di leadership, e sono anch'io convinto che la presenza di un leader (illuminato) non sia per forza un male, ma anzi. Dipende sempre dalla tipologia di contesto.

Un leader, soprattutto in un contesto non troppo verticistico, non puo' non rappresentare (meglio di chiunque altro) i valori che animano l'... Visualizza altroorganizzazione che presiede e coordina, e per questo a lui viene concessa l'ultima parola nel farli rispettare e nell'assumerli come guida. Obama, per esempio, incarna in prima persona l'idea e l'esperienza del cambiamento a cui la societa' americana sente di non potersi sottrarre e che in lui riscopre come passaggo positivo e costruttivo.

Non mi interessa sottolineare che in una leaderless organization manca "chi" stabilisce qual'e' il "bene", ma che non ha "nessuno che rappresenti poilticamente il bene in cui si riconosce", e questo rivela che il concetto stesso di "bene comune", e la sua ricerca e difesa sono differenti.



Gino Tocchetti alle 17.24 del 19 maggio
@mario fai pure. sono io che ti ringrazio
Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli alle 17.31 del 19 maggio
@Gino
se devo essere sincero, pur condividendo molte idee che ci vengono dalla cultura manageriale anglosassone, faccio molta fatica a trasferire nuovi concetti, paradigmi, idee allo stato dell'arte delle imprese italiane. Esse sono spesso innovative dal punto di vista individuale e imprenditoriale ma arretrate da quello organizzativo e culturale. ... Visualizza altroCredo che la situazione italiana sia sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono usare un minimo di pensiero critico) e che la realtà all'interno delle organizzazioni aziendali rispecchi quella sociale, culturale e politica. E tutto si può dire di questa realtà tranne che sia alla ricerca di una leaderless organization...e mi fermo qui.



Chiara Vernari alle 18.22 del 19 maggio
@gino ci sono però delle forme "spontanee" di leadership anche su internet, animate da poteri di natura intellettuale, dal prestigio sociale o anche solo dal potere della visibilità e della popolarità. Possono essere persone particolarmente rappresentative e talentuose in qualsiasi campo, opinion leaders, blogger prezzemolini che sanno aggregare ... Visualizza altrouna quantità straordinaria di informazioni per qualcuno utili. Queste figure in qualche modo non dico influenzano o polarizzano ma possono costruire parte della rappresentazione sociale del "bene comune" di cui parli (ma forse non ho capito io cosa intendi per "bene comune").
Ci sono forme di dominio di campo anche su internet, c'è un potere sociale che il fenomeno del Web 2.0 ha amplificato.
La leadership è tale soprattutto negli effetti che genera.
Poi certo, l'universo internet è un sistema aperto, autonomo, libero, collettivo, partecipativo, tutto sacrosanto. Ma è anche drammaticamente dispersivo, come si può ricercare "un bene comune"?



Mario Esposito alle 19.43 del 19 maggio
Internet come leaderless organization ci sta pure ..., ma solo - a mio parere - da un punto di vista meramente formale e teorico-utopistico.
La scienza delle reti ha da tempo dimostrato che in realtà il WWW ... Visualizza altroè una rete "anti-democratica" nel senso che esistono "pochi" hub molto frequentati e "moltissimi" nodi pressocchè sconosciuti.
Certo nessuno ha un "capo" gerarchico, ma moltissimi è "come se non ci fossero" e la loro voce tende a disperdersi nell'overload del life-streaming digitale. In tal senso, FB offre una chance in più con le sue "friendship" per connettere periferie e hub del Web, ma se ci pensiamo è già una forma di sub-organizzazione della Rete e per giunta proprietaria . Ho l'impressione è che questo concetto di P2P sia molto teorico e poco pratico e che, come osserva Carlo Mazzuchelli, si scontri drammaticamente con una cultura, quella italiana, profondamente "arretrata".
Infine, se si vuole restringere la assenza di leadership alle attività in network digitale posso



Mario Esposito alle 19.52 del 19 maggio
essere d'accordo e non dubito dell'enterprise 2.0.
Il mio dubbio è su "tutto il resto", che mi pare ancora molto distante da tutto ciò :-)
La mia attenzione è più focalizzata sulle relazioni cyber sociali e da quel che mi è dato osservare è abbastanza difficile riscontrare dei rapporti di vero P2P. Sul lavoro sono ancora più dubbioso e mi pare che ci siano più "cattive pratiche" che slanci di tipo collaborativo in logica 2.0.
Questo non toglie che occorra lavorare in tal senso e cercare di proporre nuovi paradigmi.
Penso sia un lavoro che tu fai molto bene, Gino, e ti seguirò per vederne le evoluzioni, dando per quel che posso solo piccoli contributi di pensiero nell'ambito della mia esperienza di attore e osservatore del digitale.... Visualizza altro
Ciao.



Gino Tocchetti alle 20.54 del 19 maggio
@chiara nell'articoletto di aperuta mi ero ripromesso di riferire al "senso comune del bene", ma nell'ultima risposta a te mi e' scivolato "bene comune". La differenza mi sembra evidente, e ripeto, credo che il leader di un'organizzazione, se c'e', debba essere espressione e garanzia del "senso comune del bene".

Sul tuo commento mi sentirei di ... Visualizza altroricordare che qui stiamo parlando di leadership organizzativa. Ci sono in rete figure con carisma, piu' o meno validamente riconosciuto, ma nessuno ha il potere, ne' gli viene attribuito il compito, di organizzare internet, e tutto sommato nemmeno lo spicchio di rete in cui esercitano la loro influenza.

Ma soprattutto, anche se ci fosse l'intento di esercitare un effettivo potere organizzativo, l'ampiezza della loro sfera di influenza puo' essere sufficientemente ampia da diventare rumorosa, ma non arriva nemmeno lontanamente a condizionare l'intera rete, ad influenzare il suo sviluppo.



Gino Tocchetti alle 21.00 del 19 maggio
@mario lungi da me dare ricette definitive, tra l'altro nemmeno l'autore del libro prende una posizione di parte, e introduce invece il concetto di mix equilibrato tra i due modelli, con e senza leadership.

In azienda il concetto di leadership snella, sistema organizzativo di tipo proscrittivo piuttosto che prescrittivo, di empowerment sono molto ... Visualizza altrovecchi. Io credo che la risposta "possa" essere in una sapiente combinazione, la cui ricetta e' appunto tutta da esplorare e va aggiustata di caso in caso.

Per quanto le aziende italiane, il quadro mi e' chiarissimo. Pero' e' anche vero che bisogna guardare le eccellenze (che non mancano): si scopre che spessissimo un modello a leadership forte e' incompatibile con un reale e stabile successo dell'azienda.



Mario Esposito alle 21.04 del 19 maggio
beh, in tal senso condivido sicuramente :)



Gino Tocchetti alle 21.07 del 19 maggio
@carlo non c'e' dubbio che spesso e' proprio la base che chiede la "comodita'" di un leader, anche forte. C'e' da chiedersi perche' ?

Venendo alle aziende italiane, ripeto quello che ho detto a mario nel commento precedente: la maggior parte sono improntate in un certo modo, ma infatti moltissime sono a rischio. [segue]



Gino Tocchetti alle 21.08 del 19 maggio
[segue @carlo]

Pero' vorrei essere chiaro che qui nessuno auspica una leaderless organization in azienda, soprattutto nella intera struttura aziendale. Nel libro si studia una nuova opzione, che ha evidenti vantaggi. E la si confronta con quelle tradizionali, anche nell'ipotesi che si debbano affrontare e constrastare - l'autore del libro e' israeliano, e la lotta ad Al Qaueda e' sicuramente una delle motivazioni profonde della sua ricerca.

Tra i suoi messaggi c'e' il seguente: "contro" una leaderless organization (come Al Qaeda) ci sono due strade: o trasformi quella in un'organizzazione con un capo, e cerchi poi di decapitarla - come pare fu fatto con gli apache - oppure rendi la tua un po' piu' leaderless.... Visualizza altro

Non sembra anche a te un concetto che merita di essere approfondito?



Carlo Mazzucchelli alle 0.22 del 20 maggio
@Gino
Al Qaeda ... Visualizza altroè stata oggetto di studio da parte di molti. Secondo me lo studio più interessante è quello fatto da Tony Negri in Moltitudine. In quel libro però l'organizzazione terroristica è analizzata come esempio dell'emergenza della rete come fenomeno e metafora dei tempi correnti. Secondo me Al Qaeda non è senza leader, è una organizzazione magmatica e complessa in grado di produrre e generare leadership più o meno carismatiche che emergono come frutto dell'organizzazione reticolare che si è data. Non credo che per battere Al Qaeda si debba adottare approcci simili, penso che si debbano cambiare politiche e introdurre nel mondo e nelle società di riferimento maggiore giustizia sociale, uguaglianza e libertà. Esattamente come in azienda....



Mario Esposito alle 9.00 del 20 maggio
Concordo con Carlo su Al Qaeda.
Dal mio punto di vista è solo in apparenza "leaderless", ma si basa su gerarchie interne che ne definiscono sicuramente la strategia globale (compresi i finanziamenti e l'approvvigionamento di armi), lasciando prevalentemente poi ad una "fluidità tattica" - anch'essa con leader "periferici" - il lavoro "sporco".
Una rete decisamente molto complessa e soprattutto imprevedibile.



Gino Tocchetti alle 23.32 del 22 maggio
Quando distinguo tra leadership organizzativa e carisma, e' perche' cerco di cogliere il messaggio dell'autore - ma potrei introdurre piu' confusione che chiarezza. Sembra infatti, che l'antitesi CIA-Al Qaeda sia esaminata dal punto di vista della "capacita' operativa". Del resto la CIA non ha leader carismatici, ma e' pura "organizzazione" con ... Visualizza altrocapi ben precisi, la cui leadership e' intesa proprio come capacita' di comando. Un'organizzazione del genere puo' essere effettivamente decapitata e (per molto rempo) resa incapace di operare. I leader carismatici di Al Qaeda (Bin Laden, Al Zawahiri, ...), non sono calcolati come leader organizzativi, perche' la loro eliminazione non renderebbe inattiva la struttura. Infine, nella rete (e in Al Qaeda) la leadership e' distribuita, sono d'accordo con voi, e in questo senso "leaderless" non rende bene la caratteristica di questo modello di leadership. Io credo che il termine non debba essere preso proprio alla lettera.

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